mercoledì 30 settembre 2026

Daniele e i tre giovani nella fornace: chi è il misterioso quarto personaggio?

Tra gli episodi più suggestivi del libro di Daniele vi è quello dei tre giovani gettati nella fornace ardente per aver rifiutato di adorare la statua del re Nabucodonosor. È un racconto nel quale il fuoco, anziché diventare strumento di morte, si trasforma nel luogo di una straordinaria manifestazione della presenza divina.

I tre giovani sono Anania, Azaria e Misaele, fedeli al Dio d'Israele. Nabucodonosor aveva ordinato a tutti i suoi sudditi di prostrarsi davanti alla grande statua d'oro che aveva fatto erigere. I tre si rifiutano di farlo e, come punizione, vengono gettati in una fornace fatta riscaldare in modo eccezionale.

Ma quando il re guarda dentro la fornace, rimane stupito.

Secondo Daniele 3,92, infatti, egli vede quattro uomini che camminano liberamente tra le fiamme:

«Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, che camminano in mezzo al fuoco senza ricevere alcun danno; il quarto poi ha l'aspetto di un figlio degli dèi.»

La domanda nasce spontanea: chi è il quarto uomo?

La sua presenza è certamente misteriosa. I tre giovani erano entrati nella fornace, ma ora le persone visibili sono quattro. Inoltre nessuno di loro sembra essere colpito dal fuoco. Il quarto personaggio ha un aspetto diverso, soprannaturale, tanto da essere riconosciuto dal re come una figura appartenente alla sfera divina.

Nel corso dei secoli questo personaggio è stato interpretato in modi differenti: alcune tradizioni lo hanno considerato un angelo inviato da Dio, mentre nella tradizione cristiana è stata proposta anche una lettura in senso cristologico, vedendo nella figura una possibile manifestazione o prefigurazione di Cristo.

È importante però fare una precisazione: il testo biblico non identifica il quarto personaggio con l'Arcangelo Gabriele. Potrebbe essere l'Arcangelo Gabriele? Potrebbe. Il collegamento con Gabriele nasce probabilmente dal fatto che il libro di Daniele presenta proprio l'Arcangelo Gabriele come una delle grandi figure celesti che entrano in rapporto con il profeta Daniele: viene infatti nominato esplicitamente in Daniele 8,16, quando gli viene ordinato di spiegare a Daniele il significato della visione che ha ricevuto. Lo ritroviamo poi in Daniele 9,21, dove appare nuovamente al profeta mentre questi è immerso nella preghiera.

In questi passi emerge una caratteristica fondamentale della figura di Gabriele: egli è il messaggero celeste che porta all'uomo la comprensione di una realtà divina nascosta. È dunque possibile comprendere perché, nella tradizione religiosa, la figura del quarto personaggio della fornace possa essere stata accostata al mondo degli arcangeli.  Il significato dell'episodio va forse cercato anche oltre la semplice identificazione del personaggio.

Il fuoco, nella Bibbia, è spesso simbolo di prova, purificazione e trasformazione. I tre giovani vengono sottoposti alla prova più estrema, ma proprio nel momento del pericolo appare una presenza che li accompagna: essi non vengono sottratti alla fornace prima di entrarvi: attraversano il fuoco senza essere consumati.

È questa forse l'immagine più potente dell'intero racconto. La protezione divina non consiste necessariamente nell'evitare la prova, ma nella possibilità di attraversarla senza esserne distrutti. E la misteriosa presenza del quarto uomo rende visibile proprio questa idea: nel cuore del fuoco l'uomo non è solo.

L'episodio dei tre giovani nella fornace è stato raffigurato moltissime volte nell'arte cristiana, soprattutto nelle miniature medievali, nelle icone e nella pittura.

Image

Image

Image

Image

Image

Image

Nelle raffigurazioni ricorre generalmente la stessa struttura: i tre giovani sono al centro delle fiamme e accanto a loro compare una quarta figura, spesso rappresentata come un angelo.

Un esempio particolarmente antico si trova nell'arte paleocristiana: la scena dei Tre giovani nella fornace compare già nelle catacombe e nei sarcofagi cristiani dei primi secoli. L'immagine aveva un forte valore simbolico, legato alla fede incrollabile e alla salvezza concessa da Dio.

Nell'arte medievale, invece, il quarto personaggio viene frequentemente reso come un angelo protettore, rendendo visivamente evidente ciò che nel racconto biblico rimane misterioso.

Abramo, i 3 uomini alle querce di Mamre

L’episodio delle querce di Mamre è narrato nella Genesi 18,1-15.

Abramo, presso le querce di Mamre, riceve la visita di tre uomini/visitatori misteriosi. Abramo li accoglie offrendo loro acqua, pane, carne e latte. Nel dialogo viene annunciato che Sara avrà un figlio, nonostante la sua età avanzata.

L'episodio è particolarmente importante nella tradizione cristiana perché i tre visitatori sono stati interpretati simbolicamente come una manifestazione della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Questa interpretazione è celebre soprattutto nell'icona della Trinità di Andrej Rublëv.

Image

Image

Image

Image

Image

Image

Riferimento biblico: Genesi 18,1-15.
Luogo: Mamre, presso Hebron.
Personaggi: Abramo, Sara e i tre visitatori.
Evento centrale: annuncio della nascita di Isacco.

C'è inoltre un particolare interessante: il testo inizia dicendo che «il Signore apparve ad Abramo», ma subito dopo parla di tre uomini. È proprio questa apparente sovrapposizione tra uno e tre ad aver avuto enorme importanza nell'interpretazione simbolica e teologica dell'episodio.

martedì 7 luglio 2026

Il canto accorato e il canto formale

Atti degli Apostoli, 16,25-26: "Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D'improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e si sciolsero le catene di tutti". C'è da chiedersi se i canti dei due Santi fossero accorati, intensi, rivolti e favoriti dalla volontà Divina o se fossero canti così formalmente precisi per essere incisi su supporti DECCA? Nel canto sacro, nella musica sacra, è ammessa l'imperfezione formale o meno?

mercoledì 13 giugno 2012

La scoperta del secolo, ritrovate Omelie di Origene


È una clamorosa scoperta quella effettuata nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, dove sono state da poco ritrovate 29 omelie inedite di Origene di Alessandria, scrittore e teologo cristiano vissuto tra secondo e terzo secolo.

L’Osservatore Romano, nell’edizione di domani, definisce «la scoperta del secolo» quella di una filologa italiana nella biblioteca di Monaco di Baviera, annunciata ieri dalla stessa Bayerische Staatsbibliothek. Nel pomeriggio dello scorso 5 aprile, Giovedì santo, studiando un codice bizantino dell’XI secolo, il Monacense greco 314, Marina Molin Pradel si è infatti accorta che alcune omelie sui Salmi in esso contenute corrispondevano a quelle di Origene tradotte in latino da Rufino all’inizio del V secolo. E subito dopo Pasqua, estendendo i controlli sul manoscritto, la studiosa è arrivata alla conclusione che tutte le 29 omelie contenute nel codice, finora inedite, sono del grande intellettuale cristiano.

«Nella prima metà del terzo secolo - scrive il quotidiano della Santa Sede - Origene aveva dettato sul Salterio una serie imponente di opere che hanno presto avuto un influsso decisivo sull’esegesi biblica sia greca sia latina. Ma proprio la loro estensione, oltre alla condanna del 553, ne spiega la quasi totale perdita, già in epoca antica»

venerdì 23 aprile 2010

Cristianesimo e Reincarnazione

La Chiesa cattolica purtroppo condannò l'idea di reincarnazione come “… una antica idea pagana” .

Ma non era forse vero che alcuni tra i primi e più grandi Padri della Chiesa la sostennero, come ad esempio Origene?

Questo interessante articolo porta alcune motivazioni storiche, decisioni, ecc. Interessante da leggere per documentarsi su di un fenomeno affermato da intere popolazioni come l'indiana nell'Induismo, nel Buddhismo, ecc.

In questo sito altre riflessioni interessanti.

domenica 14 marzo 2010

Mentre Benedetto XVI difende una certa tradizione, l'ex arcivescovo di Milano apre ad argomenti delicati.

Leggo un interessante articolo di Igrazio Ingrao che mette in relazione il pensiero di due personalità fondamentali per la Chiesa cattolica di oggi, il Pontefice in carica Benedetto XVI e l'ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, biblista.

Essi hanno la stessa età, 82 anni, entrambi professori, uno biblista, l'altro teologo precisa Ingrao.

Uno successore di Ambrogio, l'altro di Agostino. Si sono già affrontati nel conclave dove Ratzinger ha ricevuto 47 voti e Martini 9 alla prima votazione. Poi i suffragi per l'ex arcivescovo di Milano sarebbero confluiti per l'elezione di un contratello gesuita Jorge Mario Mergoglio (35 e 40 voti alla 3° e 4° votazione) finchè Martini avrebbe dato via libera a Ratzinger eletto con 84 suffragi alla quarta votazione come afferma la rivista Limes.

Oggi la loro visione su diversi delicati temi appare però contrapposta. Ratzinger difende la tradizione che lui conosce, condanna la secolarizzazione, mette al centro del suo magistero papale le verità della fede e l'annuncio di Dio. Martini scrive invece su "Il Corriere della Sera" dove una volta al mese, nonostante la sua malattia (affezione al morbo di Parkinson come Wojtyla), risponde a decine di lettere, enuncia spiegazioni teologiche, morali, fornisce consigli.

Il celibato dei preti per martini è frutto della tradizione, ma i divorziati e risposati vanno accolti in Chiesa. Risponde anche ad altri temi delicati, la pillola, la lotta all'Aids, l'eutanasia. E' autore di un volume "Conversazioni notturne a Gerusalemme".

Entrambi, Ratzinger e Martini possono contare su sostenitori e detrattori come ricorda Ingrao su Panorama, cardinali e giornalisti di riferimento. Anche i politici sembrano schierarsi con l'uno o l'altro.

Martini conserva gelosamente il telegramma che Ratzinger gli ha inviato per i suoi 80 anni e bello è, oltre a tutto l'articolo, anche la conclusione di Ingrao: "Avversarsi sì, ma entrambi numeri uno al servizio della Chiesa".

L'Icona: immagine dell'invisibile

sabato 13 marzo 2010

Il matematico superficiale più che impertinente

Mi accingo a scrivere questo post certamente non a favore del matematico Piergiorgio Oddifreddi. Rilevo con amarezza che è uscito un libro "Perchè non possiamo essere cristiani", che manifesta una notevole mancanza di conoscenza teologica, storica, simbolica, allegorica e morale, volume nel quale l'autore vuole sostenere, con un atteggiamento tra le righe per nulla velato di ironica arroganza, che "Non possiamo essere cristiani" ed enfatizza questa tesi con uno spirito di battute, a mio avviso, ai limiti del ridicolo, che certo trova apprezzamenti in chi, come lui, superficialmente vuole analizzare con estrema leggerezza l'ambito spirituale e la complessa e profonda storia ad esso legata e modalità di trasmissione della Tradizione ora evidente ora velata. Che scempio che un divulgatore inondi la società di informazioni le cui tesi sono oltre che opinabili, sostanzialmente formali e spesso fallaci. Per fortuna esistono numerosi altri autori che hanno commentato gli scritti di questo "autore" moderno, in particolare il professor Paolo Martino, Arrigo Levi, Ettore Canepa e più recentemente Ratzinger. Scrivo queste parole nella speranza che in futuro altri divulgatori religiosi, storici, scientifici, si documentino e si sforzino di vivere la spiritualità prima di accingersi a prendere carta e penna e scrivere, pubblicare, ridicolizzare; questo per evitare di finire poi, nei confronti di chi sa un minimo leggere e interpretare la storia, di ridicolizzare in realtà sè stessi disinformando invece che informando i lettori.
Questo volume di questo matematico dunque non è neppure classificabile, basato su di una logicità incapace di comprendere la reale e complessa natura degli eventi, ridicolizza in realtà la figura stesso dell'autore di fronte a chi un minimo conosce i modi profondi dell'interpretazione sacra nelle varie religioni, ma certamente ingannerà molti.

giovedì 8 ottobre 2009

Libertà di oltraggiare come mezzo per comprendere l'Amore

Sembrerebbe che, fino al "Giorno del Giudizio", il Cristo ci lasciasse liberi, nel suo infinito amore, di oltraggiarlo, di ignorarlo, di abiurarlo immoto, inalterato, molto probabilmente vivamente sofferente per questi oltraggi.

Dio ha creato gli uomini e le donne liberi: liberi di odiare, di uccidere, di oltraggiare, di lottare ma anche di amare. Vi è questo principio di libertà di scelta insito in ognuno di noi e grazie all'esperienza la scelta, nel tempo, dovrebbe farci tendere, dopo la caduta, al bene, al miglioramento, all'evoluzione nostra, di chi ci sta intorno e dell'Umanità tutta. La scelta è sempre duale: il bene o il male e infinite gradazioni di colori tra l'uno e l'altro che permeano tutto il nostro mondo, San Paolo scrive come tutti sappiamo: "La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne ma contro i Principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo, contro gli spinti del male che abitano le regioni celesti" (Ef 6,11-12).

L'evoluzione credo che sia anche legata alla comprensione della propria libertà che deve tendere a Dio, al Cristo, al Santo Spirito, alla loro forza, alla loro Luce, al loro Regno.

lunedì 17 novembre 2008

Proverbio dall'Ecclesiaste

Ricordiamo sempre il proverbio: "Occhio non si sazia per vedere, nè orecchio s'empie per udire" (Ecclesiaste, I)

domenica 17 agosto 2008

La forza della parola

La forza della parola può essere compresa grazie agli studi di Masaru Emoto fatti di recente su cristalli d'acqua sottoposti a vibrazioni di parole, suoni, musiche: ponendo dell'acqua tra fonti sonore (es.cuffie) viene caricata quest'acqua di vibrazioni generate da suoni e i cristalli che ne emergono a seguito di raffreddamento vengono esaminati al microscopio elettronico, mostrando forme assai differenti a seconda della qualità della sorgente. Lo studio è incredibile e senza coinvolgere un Ente superiore, testimonia comunque l'importanza e la delicatezza dell'uso del suono e della parola negli esseri umani, nella vita di tutti i giorni.

La forza della preghiera

Stavo leggendo un testo splendido "La dolorosa Passione di nostro Signore Gesù Cristo", di Anna Katharina Emmerick che racconta di visioni che la beata ebbe su eventi della vita del Cristo e in particolare della Sua Passione.

Ne riporto un brano: "La folla è completamente immersa nelle tenebre e quell'urlo spaventoso esce dalla sua bocca sotto forma di un fuoco intenso. Esso ricade sopra alcuni come una spada ardente e penetrante, mentre volteggia sopra i convertiti del Signore. Sono quelli che si convertirono dopo la morte di Gesù. Non furono pochi, poichè per tutto il tempo della sua passione Gesù e la santa Madre avevano incessantemente pregato per la salvezza dei loro persecutori.".

Questo brano splendido rammenta l'efficacia della preghiera per la realizzazione delle opere. Quindi è necessario pregare sempre, pregare incessantemente come suggerisce anche lo splendido volume "Racconti di un pellegrino Russo": «Cercai nella mia Bibbia e anche lì trovai scritto che occorre pregare incessantemente (1 Ts 5, 16), pregare in ogni istante (Ef 6, 18) con lo spirito e levare le mani in preghiera in ogni luogo…».

In questa pagina sono riportate informazioni sulla sua biografia. Anche in quest'altra.

lunedì 7 gennaio 2008

I CLASSICI DELLA SPIRITUALITÀ CRISTIANA


San Giovanni della Croce, al secolo Juan de Yepes Álvarez (Fontiveros, 24 giugno 1542 – Úbeda, 14 dicembre 1591), fu beatificato nel 1675, canonizzato da papa Benedetto XIII nel 1726 e dichiarato dottore della Chiesa da Pio XI nel 1926.

Per me è definibile come un "matematico dell'anima", nel senso che ha una capacità incredibile di conoscenza profonda dell'animo umano, di autoanalisi, per cui riesce a scandargliare le profondità dell'anima con una chiarezza, una limpidezza assai elevata.

Nel trattato La notte oscura, riprendendo le strofe di una sua poesia dallo stesso titolo, Giovanni immagina che l’anima le pronunzi vivendo ormai nella piena perfezione, che è l’unione di amore con Dio, «dopo essere già passata per le strette di travagli e di angosce, mediante l’esercizio spirituale della via angusta della vita eterna di cui parla Nostro Signore nel Vangelo, via per la quale l’anima passa ordinariamente per giungere a questa alta e beata unione con Dio».

Le prime due strofe parlano degli effetti delle due purificazioni spirituali, quella della parte sensitiva e quella della parte spirituale dell’uomo, operata da Dio. L’opera, affrontando la terza strofa della poesia, si conclude così: «Solo l’amore spinge l’anima a offrire il suo cuore all’Amato, la muove, la guida e le consente di spiccare il volo verso il suo Dio attraverso il cammino della solitudine, senza sapere come ciò avvenga. Si commenta il verso: Nella gioiosa notte».<http://www.sanpaolo.org/fc/0801fc/0801fc52.htm>

Questo volume, "La notte oscura" non deve assolutamente mancare nella vostra biblioteca personale! Sarebbe un vero peccato non averlo!