Tra gli episodi più suggestivi del libro di Daniele vi è quello dei tre giovani gettati nella fornace ardente per aver rifiutato di adorare la statua del re Nabucodonosor. È un racconto nel quale il fuoco, anziché diventare strumento di morte, si trasforma nel luogo di una straordinaria manifestazione della presenza divina.
I tre giovani sono Anania, Azaria e Misaele, fedeli al Dio d'Israele. Nabucodonosor aveva ordinato a tutti i suoi sudditi di prostrarsi davanti alla grande statua d'oro che aveva fatto erigere. I tre si rifiutano di farlo e, come punizione, vengono gettati in una fornace fatta riscaldare in modo eccezionale.
Ma quando il re guarda dentro la fornace, rimane stupito.
Secondo Daniele 3,92, infatti, egli vede quattro uomini che camminano liberamente tra le fiamme:
«Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, che camminano in mezzo al fuoco senza ricevere alcun danno; il quarto poi ha l'aspetto di un figlio degli dèi.»
La domanda nasce spontanea: chi è il quarto uomo?
La sua presenza è certamente misteriosa. I tre giovani erano entrati nella fornace, ma ora le persone visibili sono quattro. Inoltre nessuno di loro sembra essere colpito dal fuoco. Il quarto personaggio ha un aspetto diverso, soprannaturale, tanto da essere riconosciuto dal re come una figura appartenente alla sfera divina.
Nel corso dei secoli questo personaggio è stato interpretato in modi differenti: alcune tradizioni lo hanno considerato un angelo inviato da Dio, mentre nella tradizione cristiana è stata proposta anche una lettura in senso cristologico, vedendo nella figura una possibile manifestazione o prefigurazione di Cristo.
È importante però fare una precisazione: il testo biblico non identifica il quarto personaggio con l'Arcangelo Gabriele. Potrebbe essere l'Arcangelo Gabriele? Potrebbe. Il collegamento con Gabriele nasce probabilmente dal fatto che il libro di Daniele presenta proprio l'Arcangelo Gabriele come una delle grandi figure celesti che entrano in rapporto con il profeta Daniele: viene infatti nominato esplicitamente in Daniele 8,16, quando gli viene ordinato di spiegare a Daniele il significato della visione che ha ricevuto. Lo ritroviamo poi in Daniele 9,21, dove appare nuovamente al profeta mentre questi è immerso nella preghiera.
In questi passi emerge una caratteristica fondamentale della figura di Gabriele: egli è il messaggero celeste che porta all'uomo la comprensione di una realtà divina nascosta. È dunque possibile comprendere perché, nella tradizione religiosa, la figura del quarto personaggio della fornace possa essere stata accostata al mondo degli arcangeli. Il significato dell'episodio va forse cercato anche oltre la semplice identificazione del personaggio.
Il fuoco, nella Bibbia, è spesso simbolo di prova, purificazione e trasformazione. I tre giovani vengono sottoposti alla prova più estrema, ma proprio nel momento del pericolo appare una presenza che li accompagna: essi non vengono sottratti alla fornace prima di entrarvi: attraversano il fuoco senza essere consumati.
È questa forse l'immagine più potente dell'intero racconto. La protezione divina non consiste necessariamente nell'evitare la prova, ma nella possibilità di attraversarla senza esserne distrutti. E la misteriosa presenza del quarto uomo rende visibile proprio questa idea: nel cuore del fuoco l'uomo non è solo.
L'episodio dei tre giovani nella fornace è stato raffigurato moltissime volte nell'arte cristiana, soprattutto nelle miniature medievali, nelle icone e nella pittura.
Nelle raffigurazioni ricorre generalmente la stessa struttura: i tre giovani sono al centro delle fiamme e accanto a loro compare una quarta figura, spesso rappresentata come un angelo.
Un esempio particolarmente antico si trova nell'arte paleocristiana: la scena dei Tre giovani nella fornace compare già nelle catacombe e nei sarcofagi cristiani dei primi secoli. L'immagine aveva un forte valore simbolico, legato alla fede incrollabile e alla salvezza concessa da Dio.
Nell'arte medievale, invece, il quarto personaggio viene frequentemente reso come un angelo protettore, rendendo visivamente evidente ciò che nel racconto biblico rimane misterioso.